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CCNL Trasporto logistica e spedizione merci. Art. 32 Comma B. Chi paga i danni?

Nel normale svolgimento del rapporto di lavoro può capitare che il lavoratore provochi dei danni. Questi danni possono verificarsi per caso fortuito o colpa lieve del lavoratore, ma in alcuni casi può esserci la colpa grave o addirittura il dolo.

Nel CCNL Logistica trasporto e spedizione merci come viene regolata la situazione sopra descritta? Nel caso in cui il lavoratore commetta un danno quali sono le regole a cui fare riferimento?

L’art. 32 comma B, stabilisce che “Provvedimenti disciplinari.

1. Le mancanze del lavoratore potranno essere punite con i seguenti provve- dimenti disciplinari:

a) rimprovero verbale;
b) rimprovero scritto;
c) multa in misura non superiore a 3 ore di retribuzione da versarsi all’Istituto di Previdenza Sociale;
d) sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un periodo da 1 a 10 giorni.

2. L’impresa che intenda chiedere il risarcimento dei danni al lavoratore deve preventivamente adottare almeno il provvedimento disciplinare del rimprovero scritto, specificando l’entità del danno.
Al lavoratore verrà addebitato l’intero importo del danno nei casi di dolo o colpa grave o per danni di importo fino a 3.500 euro.
Laddove il danno superi l’importo di 3.500 €, la somma che potrà essere posta a carico del lavoratore sarà limitata al 75% dell’importo del danno stesso, con un massimo di 20.000 €. Qualora l’azienda abbia stipulato una copertura assicurativa con franchigia, al dipendente sarà addebitato il solo valore della franchigia stessa.

Gli importi così addebitati al dipendente saranno trattenuti con rate mensili, esposte in busta paga, la cui somma non dovrà superare 1/5 della retribuzione lorda mensile; in caso di cessazione del rapporto di lavoro l’importo residuo sarà detratto dalle competenze di fine rapporto. Sono fatti salvi gli eventuali accordi sindacali di miglior favore in essere”.

Quindi è bene considerare che gli unici casi in cui il datore di lavoro può addebitare somme al proprio dipendente è quando si verifica un danno “doloso”, ovvero con la piena consapevolezza da parte del lavoratore che compiendo una determinata azione si provocherà un danno e ciononostante, intenzionalmente, lo si provoca.

L’altra condizione è la c.d. “colpa grave” cioè il lavoratore non aveva l’intenzione di provocare il danno (non c’è il dolo). ma ha comunque disatteso alla normale diligenza che avrebbe dovuto avere nell’esecuzione della prestazione lavorativa violando quindi anche le regole di prudenza e perizia che il caso concreto avrebbe richiesto di osservare. Ad esempio, in seguito ad una foratura della gomma utilizza un crick per sollevare l’automezzo, palesememente inadatto, che  si rompe provocando la caduta del mezzo e la rottura del semiasse.

Al di fuori di queste due ipotesi al lavoratore non possono essere addebitati i costi di un eventuale danno

Come si procede però nel caso in cui ci sia la responsabilità del lavoratore?

Il datore di lavoro, se non arriva ad un accordo con il lavoratore, non può trattenere alcuna somma dalla busta paga del dipendente e meno ancora può trattenere il tfr in caso di cessazione del rapporto.

Ed allora come potrà fare il datore di lavoro?

Occorre passare tramite il Giudice del lavoro, iniziare una causa per far accertare sia la responsabilità del lavoratore e sia l’entità del danno.

Una delle problematiche più rilevanti nel verificarsi di danni di ingente valore è quello di capire se il lavoratore abbia avuto una responsabilità per colpa lieve (non dovrà pagare nulla) o per colpa grave (dovrà pagare gli importi indicati nell’art. 32).

Accertata in giudizio la responsabilità del lavoratore il Giudice nomina un professionista che dovrà redigere una relazione (una perizia) e calcolare l’effettivo danno (che potrebbe essere ben inferiore a quanto calcolato dal datore di lavoro) realizzatosi.

A qual punto il Giudice depositerà una sentenza nella quale sarà indicato cosa ha deciso e cioè se esiste una responsabilità del lavoratore e, nel caso, a quanto ammonta l’importo del danno che lo stesso deve risarcire.

Solo a quel punto il datore di lavoro potrà procedere a trattenere 1/5 dello stipendio o, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, trattenere il Tfr sino alla concorrenza della somma dovuta.

E se il rapporto di lavoro termina, il datore di lavoro trattiene il Tfr ma questo è insufficiente a coprire integralmente il debito del lavoratore?

A quel punto il datore di lavoro potrà rivalersi su ogni bene del lavoratore, macchina, appartamento, conto corrente ecc.

Nel caso di danni rilevanti occorre affidarsi sempre ad un professionista di fiducia come un Avvocato, un consulente del lavoro ecc. per evitare che la situazione possa sfuggire di mano e trasformarsi in un debito impagabile.

Avv. Roberto Amati

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