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Congedo non retribuito per gravi motivi familiari

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Congedo non retribuito per gravi motivi familiari.

I lavoratori possono usufruire di giornate per il c.d. congedo parentale e di altre giornate con il suo prolungamento, ma esiste anche la possibilità di chiedere un periodo di congedo non retribuito per gravi motivi familiari, come disciplinato dalla  legge n. 53/2000.

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Tale congedo permette al lavoratore di astenersi dal prestare attività lavorativa ma di mantenere comunque il posto di lavoro allorché abbia “gravi motivi familiari”.

Quali sono questi motivi?

  1. Assistenza e cura di un familiare;
  2. Grave malattia di un familiare;
  3. Grave disagio personale del lavoratore anche al di fuori di episodi di malttia;
  4. Morte di un familiare.

Esempi di gravi affezioni sono: patologie croniche che comportino la perdita dell’autonomia funzionale, o che richiedono assistenza continua per continue sottoposizioni ad analisi e/o monitoraggi;  ovvero patologie che prevedano la presenza di un familiare per essere somministrate, o ancora patologie dell’infanzia che richiedono necessariamente la presenza del genitore o di chi esercita la patria potestà.

Il congedo non retribuito può essere chiesto:

Da uno dei componenti la famiglia anagrafica della persona da assistereda un familiare non convivente identificato tra quelli indicati dall’art. 433 c.c., ovvero “il coniuge; i figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, i  discendenti prossimi;  i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti; i generi e le nuore;il suocero e la suocera; i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con  precedenza dei germani sugli unilaterali”; parenti o affini entro il 3° portatori di handicap anche se non conviventi.

Il congedo non retribuito non può essere cumulato con quello retribuito e quindi il lavoratore ne può godere fino ad un massimo di due anni, preso interamente o in modo frazionato.

Il periodo di congedo non è coperto da contribuzione e non è computato nell’anzianità di servizio del lavoratore, ma ai fini previdenziali il lavoratore può riscattarlo.

Il licenziamento irrogato al lavoratore che si trovi in congedo è radicalmente nullo, e da diritto alla reintegra nel posto di lavoro con il risarcimento dei danni.

Avv. Roberto Amati

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