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Contratto di secondo livello. Straordinari.

Le ore di lavoro straordinario che svolge il lavoratore devono essere retribuite, di norma, secondo quanto indicato dal CCNL di riferimento adottato.

Ma, anche se la legge non dice nulla in proposito, le parti possono mettersi d’accordo per far si che le ore di lavoro straordinario vengano retribuite in via forfettaria, ovvero con una somma predeterminata slegata dal numero effettivo di ore prestate.

Quindi ogni singola ora di lavoro straordinario prestato non varrà più la somma oraria x più la maggiorazione di cui al CCNL, ma sarà conteggiata insieme con le altre ore prestate con una somma fissa mensile.

Chi avvantaggia questo sistema? Certamente chi farà di regola molte ore di lavoro straordinario risulterà penalizzato rispetto a un lavoratore che svolge poche ore, ma in questi tipi di accordi non vengono in evidenza gli interessi del singolo, ma quelli della collettività, o per meglio dire, quelli dell’azienda.

Ci si è posto il problema di definire la validità di questi accordi, che sono a tutti gli effetti accordi di secondo livello, ovvero che derogano (in meglio, dovrebbe dirsi) al CCNL e che possono essere o aziendali o territoriali.

Ebbene, la giurisprudenza della Suprema Corte ritiene (Cass. Sez. Lav. 20 novembre 2020, n. 26509) che gli accordi conclusi dalla rappresentanze sindacali aziendali rendano di fatto applicabili gli stessi a tutti i lavoratori che prestano l’attività nell’azienda interessata o nel territorio.

Ma se alcuni lavoratori non sono soddisfatti dell’accordo raggiunto, o comunque non vogliono l’applicazione di alcuna deroga al CCNL di categoria applicato possono essere esclusi?

La Cassazione ha stabilito che affinché il dissenso di alcuni lavoratori possa essere considerato occorre che questi ultimi siano iscritti ad una rappresentanza sindacale dissenziente, che non abbia cioè sottoscritto l’accordo. Solo in questo caso i lavoratori potranno continuare a beneficiare delle norme del CCNL invece che di quelle contenute nell’accordo non sottoscritto.

Inoltre, se pensiamo alla forfettizzazione delle ore di lavoro straordinario, come devono essere qualificate queste somme che vengono pagate al lavoratore? Qual è la natura di questa retribuzione?

Anche qui ci aiuta la Corte di Cassazione che con una sentenza del 5 gennaio 2015 n. 4 specifica che lo straordinario forfettizzato è da definirsi come un superminimo non assorbibile e quindi come parte integrante della retribuzione.

Questo significa altresì che mensilità come la 13 o la 14a e anche il tfr devono essere calcolati sulla base della retribuzione costituita da retribuzione + forfait per le ore di lavoro straordinario.

Qualunque sia, infatti, la qualificazione che il datore di lavoro può o vuole dare di questa somma forfettaria essa è un elemento della retribuzione mensile.

Avv. Roberto Amati

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