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Dimissioni per giusta causa.

Il rapporto di lavoro può essere interrotto per giusta causa da entrambe le parti.

Ma che cos’è questa Giusta causa?

Secondo l’articolo 2119 del codice civile è quella situazione talmente grave per la quale il rapporto di lavoro deve essere immediatamente risolto.

Un esempio di giusta causa di dimissioni si ha quando il datore di lavoro non paga la retribuzione, ovvero quando insulta/umilia il dipendente, quando lo       

molesta sessualmente ecc.

 

Il datore di lavoro, invece, può interrompere il rapporto di lavoro e quindi licenziare il dipendente quando lo trova a rubare sul lavoro, quando arriva ubriaco/drogato, quando suscita una rissa sul lavoro, quando commette una insubordinazione grave nei confronti del superiore gerarchico o del datore di lavoro.

Al verificarsi di situazioni di questo tipo, o il lavoratore o il datore di lavoro, recedono dal rapporto immediatamente.

E’ da considerare

 però che quando è il datore di lavoro che licenzia per giusta causa, l’interruzione non può avvenire prima che il fatto sia stato contestato al lavoratore, e gli siano stati concessi almeno 5 giorni per fornire le giustificazioni.

Il mancato rispetto/avvio del procedimento disciplinare rende nullo il licenziamento.

Se invece è il lavoratore che rassegna le dimissioni per giusta causa, le stesse hanno decorrenza immediata.

Perché è importante, almeno per il lavoratore che si dimette per giusta causa, indicarle nella procedura telematica? Perché altrimenti perde il diritto alla Naspi.

Nel caso in cui sia il lavoratore a rassegnare le dimissioni per giusta causa avrà diritto, oltre al pagamento della mensilità, dei ratei di 13a, e 14a ove dovuta, e del tfr, anche della indennità di preavviso.

Avv. Roberto Amati

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