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Diritto alla divisa e risarcimento dei danni.

divisa

Esiste un diritto alla divisa?

Il datore di lavoro deve consegnare la divisa da lavoro al dipendente? E se non lo fa cosa succede?

In primo luogo occorre capire in quali casi la divisa è obbligatoria. 

Se ad esempio prendiamo in considerazione lavori particolarmente pericolosi, come ad esempio i lavori nel settore metalmeccanico, fonderie oppure nell’edilizia o nel settore della vigilanza armata allora possiamo ritenere che i lavoratori, svolgendo le mansioni, potrebbero incorrere in infortuni se non adeguatamente protetti. Ecco allora la fornitura di scarpe antinfortunistiche, abbigliamento isolante e/o termico, guanti, giubbotti antiproiettile ecc. In questi casi la fornitura dei cosiddetti presidi antinfortunistici non è solo necessaria, ma anche obbligatoria, in quanto indicato sia dal Decreto legislativo n.81/2008 c.d. Testo Unico sicurezza e sia, in senso molto più generale, dall’art. 2087 del codice civile che impone al datore di lavoro di utilizzare tutti i mezzi conosciuti in quel momento, per salvaguardare la salute psico fisica del lavoratore.

Oppure la divisa può essere prevista in settori lavorativi quali la sanità e/o la preparazione degli alimenti ed allora la divisa ha una funzione igienico sanitaria e/o di sterlizzazione.

In altri casi, invece, la fornitura di abbigliamento specifico ha più una valenza di identificazione del lavoratore, dipendente di.. , e quindi una valenza meramente estetica e/o al più funzionale.

In questo senso la Corte di Cassazione con la decisione n.2261/2024 del 23.01.2024 ha analizzato proprio il caso di un  lavoratore a cui non era stata consegnata la divisa dal proprio datore di lavoro.

Nel caso di specie il lavoratore si era rivolto al Tribunale di Napoli, in funzione di Giudice del lavoro, per chiedere la condanna del Comune di San Giorgio a Cremano, presso il quale aveva lavorato come agente di Polizia Municipale, al pagamento della indennità sostitutiva per la mancata fornitura dei capi di vestiario da utilizzare in servizio, nonché al risarcimento dei conseguenti danni all’ immagine e alla dignità morale e professionale.

Instauratosi il contraddittorio il Tribunale rigettava la domanda del lavoratore rilevando che l’indennità sostitutiva non era prevista da alcuna norma di legge, men che meno da norme della contrattazione collettiva e nemmeno da atti deliberativi del Comune in questione. Inoltre rigettava la domanda intesa ad ottenere il risarcimento del danno in quanto il lavoratore non aveva dato ne la prova del danno e nemmeno l’entità dello stesso.

La Corte di Appello confermava la sentenza del Giudice di primo grado, finché giungevano in Cassazione.

Innanzi alla Corte il lavoratore sosteneva che la Corte di Appello aveva errato, laddove non aveva valorizzato adeguatamente l’obbligo del datore di lavoro di fornire la divisa, in particolare negando l’esistenza di un danno risarcibile, che invece consisterebbe nella “effettiva perdita subita…in conseguenza del fatto stesso, indipendentemente dagli esborsi materialmente effettuati”, da quantificare in misura pari al valore economico del bene dovuto, oppure alle spese sostenute dai lavoratori per fornirsi (in alternativa alle divise non fornite dall’amministrazione) di abiti civili. Inoltre il lavoratore lamentava che non gli era stato riconosciuto il pregiudizio arrecato alla sua immagine ed alla dignità personale e professionale atteso che lo svolgimento del servizio in abiti civili aveva comportato evidenti difficoltà e imbarazzo, trattandosi di attività con continuo contatto con il pubblico.

Sennonché per la Cassazione è chiara l’infondatezza della domanda del lavoratore intesa alla condanna al pagamento dell’indennità sostitutiva poiché manca una norma a sostegno e fondamento del relativo diritto invocato.

Inoltre, ha respinto anche la domanda di condanna al risarcimento del danno in quanto il lavoratore non ha fornito la prova deducendo che il danno ricevuto era in re ipsa, ovvero che non doveva provare nulla in quanto il danno era una conseguenza diretta della mancata fornitura della divisa.

Sennonché nel nostro ordinamento giuridico, per fornire la prova del danno patrimoniale, ai sensi dell’art. 2043 c.c., è necessario individuare: una condotta dolosa o colposa, un evento dannoso e l’esistenza di un nesso causale che li unisca, cosa che il lavoratore non aveva fatto.

Pertanto la Cassazione ha rigettato integralmente la domanda del lavoratore e lo ha condannato alle spese del giudizio pari a Euro 3.500,00 oltre accessori.

Avv. Roberto Amati

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