fbpx

Diritto alla trasformazione rapporto lavorativo da full time in part time.

Trasformazione contratto

Il normale rapporto di lavoro è quello a tempo indeterminato full time. Tutti gli altri tipi di rapporti lavorativi, quali il part time, determinato, somministrazione ecc. sono rapporti che vengono attivati solo in presenza di determinate e specifiche ragioni.

Ma un lavoratore che è stato assunto a tempo pieno e indeterminato potrebbe aver bisogno di “rallentare” la sua prestazione lavorativa per varie esigenze, personali, familiari e/o di salute.

Qualora infatti il lavoratore si trovasse nella condizione di non aver tempo per prestare le 40 ore settimanali, oppure avesse altri impegni e/o attività a cui volersi dedicare per un periodo certamente limitato, quali sono i suoi diritti e cosa dice la legge in proposito?

Vediamolo insieme.

La legge stabilisce, con il Decreto Legislativo n. 81/2015 art. 8 comma 3. che “I lavoratori del settore pubblico e del settore privato affetti da patologie oncologiche nonché da gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti, per i quali residui una ridotta capacità lavorativa, eventualmente anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, accertata da una commissione medica istituita presso l’azienda unità sanitaria locale territorialmente competente, hanno diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale. A richiesta del lavoratore il rapporto di lavoro a tempo parziale è trasformato nuovamente in rapporto di lavoro a tempo pieno”;

E ancora nel successivo comma 4. “In caso di patologie oncologiche o gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti riguardanti il coniuge o la parte di un’unione civile, i figli o i genitori del lavoratore o della lavoratrice, nonché nel caso in cui il lavoratore o la lavoratrice assista una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, che abbia necessità di assistenza continua, in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, è riconosciuta la priorità nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.

variazione contratto lavoro da full time in part time

E ancora il comma 5.In caso di richiesta del lavoratore o della lavoratrice, con figlio convivente di età non superiore a tredici anni o con figlio convivente portatore di handicap ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 104 del 1992, è riconosciuta la priorità nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.

E il comma 6. “Il lavoratore il cui rapporto sia trasformato da tempo pieno in tempo parziale ha diritto di precedenza nelle assunzioni con contratto a tempo pieno per l’espletamento delle stesse mansioni o di mansioni di pari livello e categoria legale rispetto a quelle oggetto del rapporto di lavoro a tempo parziale.

Infine al comma 7. è previsto che “Il lavoratore può chiedere, per una sola volta, in luogo del congedo parentale od entro i limiti del congedo ancora spettante ai sensi del Capo V del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale, purché con una riduzione d’orario non superiore al 50 per cento. Il datore di lavoro è tenuto a dar corso alla trasformazione entro quindici giorni dalla richiesta.

Quindi, a ben vedere esistono precisi diritti in capo al lavoratore di chiedere, ed ottenere, la trasformazione del rapporto di lavoro da full time in part time.

In particolare il comma 3 impone al datore di lavoro sia la trasformazione in part time qualora il lavoratore, in possesso dei requisiti indicati dalla norma, lo chieda, e sia la (eventuale) e successiva richiesta del lavoratore di tornare all’orario a tempo pieno.

I commi 4. e 5., invece, prevedono solo che il lavoratore abbia la “priorità” (rispetto ad altri lavoratori che lo chiedano) nella trasformazione del rapporto da full time a part time.

Infine il comma 7 prevede ancora un obbligo in capo al datore di lavoro di accogliere la domanda del lavoratore che chieda la trasformazione in part time, benchè tale trasformazione non ecceda nella riduzione il 50% dell’orario di lavoro e con il limite temporale indicato per il congedo parentale (D.Lgs 151/2001) che indica 11 mesi al massimo. 

Pertanto, in quest’ultimo caso il lavoratore che ha visto trasformato il rapporto da full time in part time, temporaneamente, e per un periodo massimo di undici mesi, alla scadenza tornerà di diritto all’orario a tempo pieno.

Avv. Roberto Amati

Lascia un commento

Su di me

Da oltre 20 anni informo i lavoratori sui loro diritti. Seguimi sui miei canali social.

Oltre 120.000 followers su Facebook, seguimi anche tu

Post recenti

Chiedimi una consulenza

Iscriviti alla newsletter

it_ITItalian