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In quali casi il datore di lavoro commette estorsione nei confronti del lavoratore?

minaccia

In quali casi il datore di lavoro commette il reato di estorsione nei confronti del lavoratore?

E’ questa la fattispecie analizzata dalla Corte di Cassazione e contenuta nella sentenza della Cassazione Penale Sez. II, 16 febbraio 2024, n. 7128.

La Corte di Appello di Palermo aveva confermato la condanna del datore di lavoro per il reato di estorsione continuata in danno di alcuni dipendenti della propria impresa.

Il datore di lavoro impugnava la decisione e si rivolgeva alla Corte di cassazione.

Precisiamo che il reato di estorsione, disciplinato dall’art. 629 c.p. stabilisce che “Chiunque, mediante violenzaminaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000”.

Nel rapporto di lavoro, quindi, si ha estorsione quando il datore di lavoro costringe o minaccia il lavoratore ad accettare condizioni inique per trarne un vantaggio.

Ebbene, a seguito della sentenza della Corte di Appello, i giudici di Cassazione hanno meglio individuato la fattispecie ed hanno distinto la condotta estorsiva se compiuta prima dell’assunzione del lavoratore ovvero se, gli atti estorsivi siano compiuti nel corso del rapporto lavorativo.

Nel primo caso ci dice la Corte “è agevole constatare che la prospettazione da parte del datore di lavoro agli aspiranti dipendenti, al momento dell’assunzione e quindi prima che si sia instaurato un rapporto di lavoro, dell’alternativa tra la rinunzia, anche parziale, alla retribuzione formalmente concordata o ad altre prestazioni e la perdita dell’opportunità di lavoro, difetta in primo luogo del requisito della minaccia, non sussistendo prima della conclusione dell’accordo un diritto dell’aspirante lavoratore ad essere assunto a determinate condizioni, considerate altresì l’assenza di livelli minimi salariali, come dimostra l’esperienza contemporanea, e l’insussistenza a favore del lavoratore subordinato di un diritto soggettivo alla parità di trattamento, non essendo consentito alcun controllo di ragionevolezza da parte del Giudice sugli atti di autonomia, sia collettiva che individuale, sotto il profilo del rispetto delle clausole generali di correttezza e buona fede, che non sono invocabili in caso in caso di eventuale diversità di trattamento non ricadente in alcuna delle ipotesi legali di discriminazione vietate.”

Per la configurazione del reato, prosegue la Cassazione, manca poi il requisito dell’altrui danno, in ragione della preesistente condizione di disoccupazione dei lavoratori, per i quali l’assunzione sarebbe certamente un evento positivo ma, non un diritto.

 

A diverse conclusioni deve, invece, giungersi nelle ipotesi in cui il datore di lavoro, per costringere i dipendenti ad accettare modifiche del rapporto di lavoro (gia esistente) in senso peggiorativo per i lavoratori, prospetti loro la conseguenza, in caso di mancata accettazione della proposta delle condizioni originariamente pattuite (ad es. restituzione di parte dello stipendio percepito mensilmente, rinunzia alla 13a o 14a ecc.), della interruzione del rapporto di lavoro mediante licenziamento o forzate dimissioni.

In tale condizione ci dice la Cassazione vengono ad evidenza sia la minaccia, realizzata usandola come mezzo di coercizione della volontà altrui per raggiungere finalità illecite, e sia il profitto del datore di lavoro che ottiene la stessa prestazione lavorativa da parte del lavoratore ma ad un costo decisamente più basso e sia, infine, il danno per il lavoratore che viene privato di diritti gia acquisiti gia alla stipula del contratto individuale di lavoro.

Se il ragionamento della Cassazione è lineare e legalmente ineccepibile ci si chiede, però, quali effetti potrà avere un precedente di questo tipo nelle future assunzioni dei lavoratori.

Infatti, se in sede di assunzione non è reato offrire al lavoratore condizioni manifestamente inique e/o comunque peggiorative di quanto indicato dalla contrattazione collettiva, probabilmente questo sarà il comune e futuro modus operandi dei datori di lavoro.

Avv. Roberto Amati

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