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Ispezioni sul lavoratore.

Il datore di lavoro può effettuare visite di controllo sul lavoratore? E se si, quali sono le modalità e i presupposti?

E’ la legge n. 300/1970 che disciplina le visite di controllo sui lavoratori in quanto così recita “Le visite personali di controllo sul lavoratore sono vietate fuorché nei casi in cui siano indispensabili ai fini della tutela del patrimonio aziendale, in relazione alla qualità degli strumenti di lavoro o delle materie prime o dei prodotti.

In tali casi le visite personali potranno essere effettuate soltanto a condizione che siano eseguite all’uscita dei luoghi di lavoro, che siano salvaguardate la dignità e la riservatezza del lavoratore e che avvengano con l’applicazione di sistemi di selezione automatica riferiti alla collettività o a gruppi di lavoratori.Le ipotesi nelle quali possono essere disposte le visite personali, nonché, ferme restando le condizioni di cui al secondo comma del presente articolo, le relative modalità debbono essere concordate dal datore di lavoro con le rappresentanze sindacali aziendali oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro. Contro i provvedimenti dell’Ispettorato del lavoro di cui al precedente comma, il datore di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati dei lavoratori di cui al successivo articolo 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.

Poiché la normativa risale ad oltre cinquant’anni fa nel corso degli anni sia i Giudici di merito, e sia la Cassazione hanno avuto modo di definire ulteriormente i limiti che ha il datore di lavoro quando vuole investigare per salvaguardare la proprietà aziendale.

Secondo la giurisprudenza quindi il datore di lavoro ha ampio margine qualora si tratti di ispezionare beni aziendali dati in uso al lavoratore quali ad esempio gli armadietti e/o altri beni di uso simile. Ciò in quanto, pur essendo stati concessi in uso al lavoratore sono beni di proprietà aziendale e per tale motivo non rientrano nei limiti di cui all’articolo 6.

Inoltre occorre sempre, al fine di procedere alle visite di controllo, che ci sia un accordo con le rappresentanze sindacali, sia per definire le ragioni per le quali si ricorre a tale sistema, evidenziando che si è gia proceduto a installare telecamere e/o Metal detector e/o comunque altri tipi di strumenti che però non hanno portato al risultato atteso, e cioè la cessazione dei furti in azienda per cui le ispezioni sono l’extrema ratio per cercare di far cessare la situazione.

Quindi datore di lavoro e rappresentanza sindacali devono trovare un accordo sulle ragioni e anche sulle modalità, atteso che le ispezioni possono avvenire solo all’uscita del luogo di lavoro, salvaguardando sempre la dignità morale del lavoratore e i lavoratori devono essere scelti in modo del tutto casuale e, pertanto, si dovranno definire anche le modalità per questa scelta casuale.

Se le parti non raggiungono un accordo il datore di lavoro può rivolgersi all’Ispettorato del lavoro e contro le decisioni di questo Ufficio è possibile ricorrere al Ministero del lavoro.

Se le parti raggiungono un accordo allora si può procedere alla ispezione dei lavoratori casualmente scelti.

Ovviamente, il lavoratore deve essere sempre disponibile e prestare il suo assenso alla ispezione. Senza il suo consenso l’ispezione non può avvenire.

Cosa può essere ispezionato? Il lavoratore e il suo abbigliamento, l’eventuale zaino e/o borsa o borsello, può essere ispezionata anche la vettura del dipendente se questa si trova all’interno della proprietà aziendale. E’ escluso che il lavoratore debba spogliarsi, togliersi le scarpe, la camicia/maglietta ecc.

Il lavoratore che si senta a disagio ovvero se l’ispezione viola la sua dignità può legittimamente rifiutarsi di iniziare/continuare l’ispezione senza incorrere in alcuna sanzione disciplinare.

Negli altri casi, qualora il lavoratore rifiuti di sottoporsi a ispezione potrebbe essere destinatario soltanto di un provvedimento disciplinare.

Nel caso in cui il datore di lavoro abbia il fondato sospetto che il lavoratore nasconda beni di proprietà aziendali (che abbia rubato e/o sottratto illegittimamente) al fine di procedere al recupero dovrà chiedere l’intervento della Forza pubblica e, nel frattempo dell’arrivo, non potrà fermare/bloccare il lavoratore in azienda contro la sua volontà.

Si precisa che se qualcuno costringe il lavoratore a sottoporsi alla perquisizione personale, colui che l’ha costretto risponderà del reato di violenza privata ex art. 610 c.p., punito con la reclusione fino a 4 anni;

Se il lavoratore si è rifiutato di sottoporsi alla perquisizione personale e sia stato trattenuto contro la sua volontà, colui che l’ha costretto risponderà del reato di sequestro di persona ex art. 605 c.p., punito con la reclusione da 6 mesi a 8 anni.

Avv. Roberto Amati

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