fbpx

Le pause lavorative. Sono retribuite? Come vengono disciplinate?

Pause lavorative

E’ normale che durante l’orario di lavoro il lavoratore abbia necessità di avere una pausa, magari per accedere alla toilet per espletare i propri bisogni fisiologici o anche solo per rinfrescarsi, lavarsi.

Ebbene come devono essere considerate le pause, per poter usufruire dei servizi igienici? Quali sono i tempi e le modalità?

Prima di entrare nel merito del diritto all’uso del bagno durante l’orario lavorativo è bene fare un passo indietro, e capire la normativa relativa alle pause.

Il decreto legislativo n. 66 del 2003 stabilisce che se il lavoratore ha turni di lavoro superiori alle n. 6 ore, deve poter usufruire di una pausa. La durata della pausa è solitamente lasciata alla contrattazione collettiva, per cui alcuni contratti collettivi potranno disciplinare la durata in 10, 15 o più minuti.

Se il CCNL di appartenenza non disciplina la durata della pausa, si fa riferimento al decreto legislativo sopra indicato e alla durata minima, ovvero 10 minuti.

Per capire però quali pause sono considerate come orario di lavoro e quali no occorre, addirittura, fare riferimento al REGIO DECRETO 10 settembre 1923, n. 1955 il quale ci dice all’ “Art. 5. Non si considerano come lavoro effettivo:

1° I riposi intermedi che siano presi sia all’interno che all’esterno dell’azienda; Il tempo impiegato per recarsi al posto di lavoro (su questo punto la Cassazione ha recentemente stabilito che il percorso che il lavoratore compie tra il passaggio del badge e fino alla postazione lavorativa deve essere considerato orario di lavoro, Cass., Sez. Lav., ord. 28 maggio 2024 n. 14848).

Nelle miniere o cave la durata del lavoro si computa dall’entrata all’uscita dal pozzo;

3° Le soste di lavoro di durata non inferiore a dieci minuti e complessivamente non superiore a due ore, comprese tra l’inizio e la fine di ogni periodo della giornata di lavoro, durante le quali non sia richiesta alcuna prestazione all’operaio o all’impiegato.

Tuttavia saranno considerate nel computo del lavoro effettivo quelle soste, anche se di durata superiore ai 15 minuti, che sono concesse all’operaio nei lavori molto faticosi allo scopo di rimetterlo in condizioni fisiche di riprendere il lavoro.

I riposi normali, perché possano essere detratti dal computo del lavoro effettivo, debbono essere prestabiliti ad ore fisse.

È ammesso il ricupero dei periodi di sosta dovuti a cause impreviste indipendenti dalla volontà dell’operaio e del datore di lavoro e che derivino da causa di forza maggiore e dalle Interruzioni dell’orario normale concordate fra i datori di lavoro e i loro dipendenti, purché i conseguenti prolungamenti d’orario non eccedano il limite massimo di un’ora al giorno e le norme per tali prolungamenti risultino dai patti di lavoro.”

Ovviamente, nel corso del tempo, la normativa relativa alle pause si è ampliata, cercando di andare in contro, prevalentemente ai lavoratori a discapito dei datori di lavoro, onerati di una molteplicità di obblighi.

orario di lavoro

Infatti, alla domanda se il datore di lavoro possa negare al lavoratore di utilizzare la toilet, anche al di fuori delle pause orarie previste contrattualmente e/o legalmente, la risposta è “no”.

 

Accanto alle normative indicate esiste il testo Unico della sicurezza sul lavoro, il n. 81/2008 che, all’art. 66 comma 4, stabilisce che “in ogni caso devono essere adottate misure idonee a consentire la mobilità e l’utilizzazione dei servizi sanitari e di igiene personale.).

Quindi, laddove il lavoratore abbia necessità di usufruire del bagno, il datore di lavoro non può rifiutarsi.

Eppure, comunemente e generalmente, i datori di lavoro negano spesso ai propri dipendenti di poter usufruire dei servizi igienici durante il normal eorario di lavoro.

Quali sono le azioni che il lavoratore può fare nei confronti del proprio datore di lavoro?

Sicuramente una azione a carattere risarcitorio. Per esempio perché se il lavoratore si trova nell’impossibilità di allontanarsi dalla postazione lavorativa e finisce per “farsela addosso” l’azione avrà come obiettivo il risarcimento della lesione della dignità personale.

Ma allontanarsi dalla propria postazione lavorativa potrebbe essere legata anche a vere e proprie patologie mediche. Si pensi, a titolo di esempio, al lavoratore diabetico che abbia necessità di recarsi in bagno per controllare il proprio livello glicemico. E’ evidente che negare a tale soggetto la pausa significa esporlo a situazioni che potrebbero ben sfociare in eventi drammatici.

Quindi come fa il datore di lavoro a concedere tutti questi diritti senza compromettere l’organizzazione aziendale?

Il metodo più sicuro è quello di creare una disciplina organizzativa relativa all’uso delle pause. Ed allora, prima di allontanarsi dalla propria postazione lavorativa, il lavoratore dovrà avvertire il responsabile e/o solo il collega più vicino, oppure nel caso, ad esempio, di una catena di montaggio dovrò attendere l’arrivo del sostituto al fine di non interrompere il flusso di lavoro.

Quali che siano le esigenze dei datori di lavoro e/o dei lavoratori, con una attenta organizzazione e disciplina dell’attività lavorativa possono essere, contemporaneamente, salvaguardati gli interessi di tutte le parti in gioco.

Avv. Roberto Amati

Lascia un commento

Su di me

Da oltre 20 anni informo i lavoratori sui loro diritti. Seguimi sui miei canali social.

Oltre 120.000 followers su Facebook, seguimi anche tu

Post recenti

Chiedimi una consulenza

Iscriviti alla newsletter

it_ITItalian