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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Il licenziamento per g.m.o. è uno dei licenziamenti che possono attuarsi insieme a quello per giusta causa (detto anche disciplinare) e al giustificato motivo soggettivo.

Dunque, il licenziamento per g.m.o. è il recesso che avviene per motivi economici. Motivi economici del datore di lavoro che, in un dato periodo, non riesce più ad avere incassi sufficienti a coprire le spese, e quindi provvede con il licenziamento di uno o più lavoratori.

A cosa ha diritto il lavoratore che viene licenziato?

In primo luogo, e la situazione è valida per ogni tipo di licenziamento, il recesso deve essere comunicato per iscritto dal datore di lavoro o da un suo sottoposto che sia stato autorizzato, come  ad esempio il responsabile dell’Ufficio risorse umane. Inoltre nella lettera deve essere specificatamente indicato il motivo nonché l’indicazione che non è possibile attuare un repechage del lavoratore in altra mansione, ovvero che la sua presenza in azienda non è più possibile in alcuna postazione. La mancata forma scritta del licenziamento lo rende inesistente, mentre la mancata indicazione dei motivi e/o del repechage lo rende illegittimo.

Una volta ricevuta la lettera di licenziamento al lavoratore spetta il pagamento della  mensilità in corso, dei ratei maturati della 13a e, qualora prevista, anche della 14a, delle ferie, dei permessi/rol maturati in busta paga e non goduti.

Se il lavoratore ha un numero consistente di giorni di ferie il datore di lavoro, per evitare di essere costretto a monetizzarli potrebbe collocare il lavoratore in ferie, all??esito delle quali decorre poi il licenziamento.

Nel licenziamento per motivi economici è sempre bene che il lavoratore verifichi che esista la ragione economica e che sia proprio lui che debba essere licenziato. Infatti ben potrebbero esserci lavoratori con la stessa qualifica e mansione del lavoratore licenziato con minore anzianità di servizio e/o carichi familiari. A. Maggior ragione se i licenziamenti sono molteplici e quindi sia in corso un licenziamento collettivo.

In ogni caso il lavoratore può impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla lettera in cui si intima il recesso e, nei successivi 180 giorni depositare il ricorso in Tribunale per far accertare la illegittimità/nullità del recesso.

Il mio consiglio è sempre quello di impugnare il licenziamento entro 60 giorni per poi valutare, magari con un professionista, se il recesso è valido o meno.

Decorsi 60 giorni, se anche il licenziamento era illegittimo si cristallizza e non può più essere ne modificato ne impugnato.

Avv.Roberto Amati

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