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LicenziatO per interruzione di gravidanza.

stop violenza

Nessuno può essere ritenuto colpevole finché non vi sia una sentenza di condanna passata in giudicato (quindi non più appellabile).

In quel caso si possono aprire (raramente) le porte della prigione, ma più spesso si hanno ripercussioni in ambito lavorativo, come ad esempio un licenziamento.

I CCNL di norma, non stabiliscono sanzioni a carico del lavoratore finché non ci sia una condanna in via definitiva e, nel caso si verifichi il datore di lavoro può prendere i provvedimenti che ritiene opportuni.

Occorre precisare che, nel tempo, la Corte di Cassazione si è orientata nel ritenere rilevanti, ai fini del rapporto di lavoro, anche quelle condotte del lavoratore che non hanno nulla a che fare con il rapporto lavorativo, ma che però mostrano la misura del lavoratore, della sua etica, dei suoi comportamenti, tali che il datore di lavoro potrebbe ricredersi sulla persona e ritenere che lo stesso non sia (e non lo sia mai stato) idoneo a svolgere determinate mansioni.

stop violenza

Per essere più chiari facciamo l’esempio di un lavoratore che viene assunto come manager in un esercizio commerciale. Dopo alcuni mesi, o anche anni, il datore di lavoro scopre che il suo dipendente è stato condannato per stupro. Ricredutosi sulle qualità del suo dipendente potrebbe risolvere il rapporto lavorativo per il venir meno di quella fiducia che, a suo parere, potrebbe essere stata mal riposta.

In tal senso la Corte di Cassazione con una decisione del 03.04.2024 n. 8728 ha preso in esame la situazione di un lavoratore dipendente del Comune di Valsamoggia, con la qualifica di “Collaboratore tecnico – Autista scuolabus – Categoria B4C”, licenziato in relazione alla ritenuta rilevanza quale violazione degli obblighi contrattuali della subita condanna penale definitiva per il reato ascritto, consistito nell’aver compiuto atti idonei in modo non equivoco a cagionare l’interruzione della gravidanza della compagna (vedi anche Licenziamento in maternità).

Quindi nel caso di specie l’autista dello scuolabus aveva compiuto degli atti del tutto estranei al rapporto lavorativo, ma talmente gravi che il Comune, venutolo a sapere, aveva deciso di licenziarlo per giusta causa ai sensi dell’art 2119 codice civile.

La Corte di Cassazione, investita di tale vicenda prendeva in esame il lavoratore come persona, evidenziando che “gli aspetti soggettivi legati alla peculiare condizione psicologica del ricorrente, al suo ruolo rivestito in seno all’organizzazione del Comune, al disvalore sociale del medesimo, al rigore con il quale una istituzione pubblica e chiamata a valutare l’affidabilità sociale e morale del proprio personale” non poteva trattenere in servizio il lavoratore che, con il proprio comportamento, aveva violato tutti quei principi ed ha, pertanto, ritenuto legittimo il licenziamento.

Avv. Roberto Amati 

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