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Mansioni superiori. Come provarle?

Quando parliamo di mansioni superiori intendiamo lo svolgimento di mansioni che appartengono ad un livello contrattuale superiore a quello a cui è inquadrato il lavoratore.

E’ il codice civile, all’articolo 2103, che stabilisce che il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto, o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito.

Perché rilevano cos’ tanto le mansioni svolte e l’inquadramento contrattuale?

In primo luogo maggiore è il livello e maggiore è la retribuzione. Inoltre con il livello sono legate altri benefici come per esempio un importo di contributi più elevato versato agli enti previdenziali che poi daranno luogo a maggiori importi per la Naspi, la malattia, l’infortnunio, il tfr e la pensione. Inoltre il livello più alto darà diritto a eventuali benefits aziendali e/o contrattualmente previsti dal CCNL.

E’ evidente, quindi, che il lavoratore ha tutto l’interesse a farsi vedere riconoscere il maggior livello contrattuale che gli compete.

Ma quali sono i requisiti che il lavoratore deve avere per chiedere il riconoscimento del maggior livello?

In primo luogo che ricopra le mansioni per un periodo di almeno 6 mesi e che in questo periodo non stia sostituendo un lavoratore assente per maternità o malattia ecc. con diritto alla conservazione del posto; inoltre occorre che le nuove e superiori mansioni siano svolte dal lavoratore in via esclusiva o comunque prevalente rispetto alle mansioni di inquadramento.

La prevalenza è un requisito fondamentale tanto che, in sede giudiziaria, ormai la giurisprudenza di Tribunale e Corti di Appello rigettano tutti quei ricorsi in cui i lavoratori non la indichino espressamente e non riescano a provare la prevalenza delle nuove e superiori mansioni rispetto a quello di reale inquadramento.

Ma come si provano le mansioni superiori?

L’optimum sarebbe l’ordine di servizio scritto, ovvero una disposizione impartita per iscritto dal datore di lavoro e indirizzata al lavoratore, con la quale gli impartisce la disposizione di ricoprire una nuova mansione, superiore.

Ma i datori di lavoro non mettono mai per iscritto nulla e il lavoratore, da parte sua, si trova sempre nella impossibilità morale di esigere un documento.

Per cui, nella prassi di tutti i giorni, il datore di lavoro impartisce a voce al lavoratore gli ordini su cosa fare, dove, come ecc.

In questa situazione diventa di fondamentale importanza la prova testimoniale, ovvero la prova di chi era a conoscenza dei fatti perché lavora o ha lavorato con il ricorrente, oppure era un cliente, o un fornitore ecc. Ma comunque una persona che possa testimoniare che il lavoratore svolgeva quelle mansioni e che le ha svolte per un determinato periodo di tempo. Il testimone eccellente è quello che può riferire su circostanze di cui ha avuto diretta conoscenza perché le ha viste con i suoi occhi. I testimoni, invece, che riportano fatti o situazioni che sono state riferite dal altre persona non valgono nulla ai fini della prova.

Un altro mezzo di prova è sicuramente quella relativa alla messaggistica, specie whatsapp o Telegram, che viene largamente utilizzata per le chat o i gruppi aziendali. Orari, turni di lavoro, mansioni ecc. tutto viaggia ormai on line. Questo è spesso una prova sottovalutata.

A questo proposito consiglio, poiché spesso la chat viene aperta e gestita dal datore di lavoro che in ogni momento può cancellarla e/o espellere il lavoratore che richiede magari il livello superiore, di salvare le chat (esportarle) per avere comunque prova di quello che è successo nel rapporto lavorativo.

Infine, laddove si pensi di svolgere mansioni superiori preciso che i livelli di inquadramento dei CCNL presentano al loro interno una breve indicazioni delle mansioni afferenti ad un determinato livello, ma è evidente che possono esserci mansioni che appartengono ad un determinato livello contrattuale ma per semplicità non sono indicate. Ed allora, al fine di capire se si stanno svolgendo mansioni superiori è sempre bene parlare con un professionista.

Avv. Roberto Amati

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