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Obbligo di versamento dei contributi.

Capita sovente che in un rapporto di lavoro regolare, il datore di lavoro ometta il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

A tale proposito è bene indicare come l’obbligo contributivo, che è regolamentato dagli artt. 1 e 3 del R.D.L. n. 636/39 e dall’art. 2115 Cod.Civ., impone al datore di lavoro il pagamento dei contributi previdenziali a favore dei lavoratori che prestano la propria opera alle sue dipendenze.

L’adempimento di tale obbligo fa si che venga costituita la posizione assicurativa a favore del lavoratore presso l’Istituto Previdenziale ed è, di norma, fondamento e presupposto per l’attribuzione al lavoratore medesimo delle prestazioni previdenziali.

Il mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro incide direttamente sulla posizione assicurativa del lavoratore determinando per lo stesso determinati inconvenienti che pongono diversi problemi in ordine alla tutela dei suoi diritti.

La principale norma che appresta tutela al lavoratore è l’art. 2116 del Codice Civile che così recita: “Le prestazioni indicate nell’art. 2114 (prestazioni previdenziali ed assistenziali n.d.r.) sono dovute al prestatore di lavoro, anche quando l’imprenditore non ha versato regolarmente i contributi dovuti alle istituzioni di previdenza e di assistenza, salvo diverse disposizioni delle leggi speciali. Nei casi in cui, secondo tali disposizioni, le istituzioni di previdenza ed assistenza, per mancata o irregolare contribuzione, non sono tenute a corrispondere in tutto o in parte le prestazioni dovute, l’imprenditore è responsabile del danno che ne deriva al prestatore di lavoro.”.

Il punto cardine del sistema di tutela indicato è, quindi, costituito dal c.d. principio di automaticità delle prestazioni di cui agli artt. 2116 Cod. Civ. e 27 del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636 per come modificato dall’art. 40 della Legge 153/69.

Per esso, il lavoratore, ha diritto al pagamento delle prestazioni previdenziali dovute anche se il datore di lavoro non ha corrisposto le somme spettanti all’Istituto Previdenziale a titolo di contributi, purché il diritto al pagamento della contribuzione sia ancora possibile: purché, in altri termini, il diritto medesimo non sia prescritto.

In caso di omissione contributiva il lavoratore può chiedere la tutela della sua aspettativa alle prestazioni assicurative ancor prima del verificarsi degli eventi condizionanti la erogazione delle prestazioni previdenziali, avvalendosi, a tal fine, della domanda di condanna generica al risarcimento dei danni, volta ad accertare la potenzialità dell’omissione contributiva a provocare danno, salva poi la facoltà di esperire, al momento del prodursi dell’evento dannoso, l’azione risarcitoria ex art. 2116, secondo comma, Cod. Civ. o quella diversa in forma specifica ex art. 13 legge 12 agosto 1962 n. 1338.

La Giurisprudenza più recente (Cass. SS.UU. 683/03 e 3339/2004) ha ritenuto che, nel caso che ci occupa, vi sia una pluralità di rapporti bilaterali e più precisamente: il rapporto contributivo esistente tra datore di lavoro (assicurante) e Istituto previdenziale (assicuratore), il rapporto previdenziale concernente l’erogazione delle prestazioni ed esistente tra Istituto assicuratore e lavoratore assicurato ed il rapporto tra assicurato (lavoratore) e assicurante (datore di lavoro).

Avv. Roberto Amati

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