fbpx

Qual è la retribuzione durante le ferie? Cassazione n.35146/2023

La Corte di Cassazione ha valutato un caso relativo ad alcuni lavoratori che avevano portato in giudizio il proprio datore di lavoro al fine di vederlo condannato al pagamento, nei loro confronti, delle somme e indennità accessorie della retribuzione anche durante il periodo delle ferie.

La Cassazione, nell’esaminare la documentazione riporta che “La Corte di appello di Milano ha confermato la sentenza del Tribunale della stessa citta’ che, in accoglimento del ricorso proposto da alcuni lavoratori con la qualifica di macchinisti, aveva accertato il diritto al computo nella retribuzione dovuta durante le ferie dei compensi spettanti a titolo di incentivo per attivita’ di condotta oraria, di attivita’ di riserva previsti dall’articolo 54.2 del contratto aziendale nonche’ dei compensi correlati all’assenza dalla residenza prevista dall’articolo 77 del contratto aziendale, condannando la societa’ al pagamento degli importi calcolati per ciascun dipendente.”

La Corte territoriale ha richiamato la giurisprudenza della Cassazione che, con riguardo alla retribuzione dovuta nel periodo di godimento delle ferie annuali, ai sensi dell’articolo 7 della Direttiva 2003/88/CE, per come interpretata dalla Corte di Giustizia, e ha ritenuto che sussiste una nozione Europea di retribuzione che comprende qualsiasi importo pecuniario che si ponga in rapporto di collegamento all’esecuzione delle mansioni e che sia correlato allo status personale e professionale del lavoratore.

Il giudice di appello”, dice ancora la Cassazione “ha poi verificato che la retribuzione erogata in via ordinaria durante il servizio comprendeva le indennita’ variabili richieste mentre la societa’ includeva nella retribuzione erogata durante le ferie la parte fissa prevista dall’articolo 48.1.1 (lettera a, b, c, d) del c.c.a. e l’indennita’ di turno di cui all’articolo 48.1.2. dello stesso contratto, rimanendo, invece, esclusi gli altri compensi, pure erogati incontestatamente in maniera continuativa, e segnatamente gli incentivi per attivita’ di scorta e di riserva sebbene fossero collegati alla prestazione delle attivita’ proprie previste dal c.c.n.l. come lavoro effettivo. Verificata quindi le nozioni contrattuali di “attivita’ di condotta” e di “riserva”, quella di “assenza dalla residenza” e quella di retribuzione, ha ritenuto che dette indennita’ sono tipiche della mansione di macchinista e compensative anche dello status professionale dei ricorrenti che rivestivano tutti tale qualifica. Quanto alla corrispondenza della retribuzione percepita nel periodo feriale sulla base della normativa interna rispetto a quella fissata imperativamente dall’articolo 7 della direttiva 2003/88, come interpretata dalla Corte di Giustizia, la Corte di appello ha ribadito che occorre verificare se la retribuzione corrisposta possa costituire una dissuasione dal godimento delle ferie ed in tale prospettiva ha accertato che una sensibile diminuzione e’ effettivamente idonea a dissuadere dal beneficiarne.

Ha poi condiviso la motivazione della sentenza di primo grado che aveva accertato la stretta connessione tra le indennita’ chieste e riconosciute e lo specifico status dei lavoratori da ritenere assimilabili ad integrazioni collegate alle qualifiche professionali rivestite.”

La Corte specifica che la nozione di retribuzione durante il periodo di godimento delle ferie e’ influenzata dalla interpretazione data dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea (sentenze Robinson Steele del 2006; Schultz-Hoff e altri, 20.1.2009, cause C-350/06 e C520/06; Williams e altri, 13.12.2018, C-155/10; To.He., 13.12.2018, C-385/17) che ha inteso assicurare al lavoratore una situazione che, a livello retributivo, sia sostanzialmente equiparabile a quella ordinaria erogata nei periodi di lavoro, sul rilievo che una diminuzione della retribuzione potrebbe essere idonea a dissuadere il lavoratore dall’esercitare il diritto alle ferie, il che sarebbe in contrasto con le prescrizioni del diritto dell’Unione. Qualsiasi incentivo o sollecitazione che risulti volto ad indurre i dipendenti a rinunciare alle ferie e’ infatti incompatibile con gli obiettivi del legislatore Europeo che si propone di assicurare ai lavoratori il beneficio di un riposo effettivo, anche per un’efficace tutela della loro salute e sicurezza (cfr. in questo senso anche la recente C.G.U.E. 13.1.2022, C-514/20).

Le sentenze della Corte di Giustizia dell’UE hanno efficacia vincolante, diretta e prevalente sull’ordinamento nazionale, cosi’ come confermato dalla Corte Costituzionale con le sentenze n. 168/1981 e n. 170/1984, ed hanno percio’ “valore di ulteriore fonte del diritto comunitario, non nel senso che esse creino ex novo norme comunitarie, bensi’ in quanto ne indicano il significato ed i limiti di applicazione, con efficacia erga omnes nell’ambito della Comunita’” (cfr. Cass. n. 13425 del 2019 ed ivi la richiamata Cass. n. 22577 del 2012).

Di tali principi si e’ fatta interprete la Corte di cassazione che in piu’ occasioni ha ribadito che la retribuzione dovuta nel periodo di godimento delle ferie annuali, ai sensi dell’articolo 7 della Direttiva 2003/88/CE (con la quale sono state codificate, per motivi di chiarezza, le prescrizioni minime concernenti anche le ferie contenute nella direttiva 93/104/CE del Consiglio, del 23 novembre 1993, cfr. considerando 1 della direttiva 2003/88/CE, e recepita anch’essa con il Decreto Legislativo n. 66 del 2003), per come interpretata dalla Corte di Giustizia, comprende qualsiasi importo pecuniario che si pone in rapporto di collegamento all’esecuzione delle mansioni e che sia correlato allo status personale e professionale del lavoratore (cfr. Cass. n. 13425 del 2019). Del pari, con riguardo all’indennita’ spettante in caso di mancato godimento delle ferie, questa Corte ha affermato che detta indennita’ deve comprendere qualsiasi importo pecuniario che si pone in rapporto di collegamento all’esecuzione delle mansioni e che sia correlato allo status personale e professionale del lavoratore (cfr. Cass. n. 37589 del 2021).

A questi principi si e’ attenuta la Corte di merito che ha proceduto, correttamente, ad una verifica ex ante della potenzialita’ dissuasiva dell’eliminazione di voci economiche dalla retribuzione erogata durante le ferie al godimento delle stesse senza trascurare di considerare la pertinenza di tali compensi rispetto alle mansioni proprie della qualifica rivestita; ha, poi, verificato che durante il periodo di godimento delle ferie al lavoratore non erano erogati dalla societa’ compensi (l’incentivo per attivita’ di scorta e quello per l’attivita’ di riserva) connessi ad attivita’ ordinariamente previste dal contratto collettivo, ex articolo 28, punto 2, lettera c del c.c.n.l. mobilita’/settore attivita’ ferroviarie; ha accertato la continuativita’ della loro erogazione e l’incidenza tutt’altro che residuale sul trattamento economico mensile.

Ritiene allora il Collegio che l’interpretazione delle norme collettive aziendali che regolano gli istituti di cui era stata chiesta l’inclusione nella retribuzione feriale, oltre ad essere del tutto plausibile, e’ in linea con la finalita’ della direttiva, recepita dal legislatore italiano, di assicurare un compenso che non possa costituire per il lavoratore un deterrente all’esercizio del suo diritto di fruire effettivamente del riposo annuale.

Pertanto e in conclusion, ci dice la Cassazione che in ordine alla idoneita’ della mancata erogazione di tali compensi ad integrare una diminuzione della retribuzione idonea a dissuadere il lavoratore dal godere delle ferie, trattasi di valutazione in concreto appartenente al giudice di merito, che ha ragionevolmente dato conto delle ragioni per le quali l’ha ravvisata.

Lascia un commento

Su di me

Da oltre 20 anni informo i lavoratori sui loro diritti. Seguimi sui miei canali social.

Oltre 120.000 followers su Facebook, seguimi anche tu

Post recenti

Chiedimi una consulenza

Iscriviti alla newsletter

it_ITItalian