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Sul Tfr si calcolano gli interessi e la rivalutazione?

Stai lavorando in regola per una azienda la quale mensilmente accantona il tfr, affinché alla cassazione del rapporto di lavoro tu possa godere della c.d. liquidazione.

Ma questi soldi che vengono accantonati hanno una sorta di interesse e/o rivalutazione monetaria?

Il trattamento di fine rapporto è una cosiddetta competenza che spetta ad ogni lavoratore subordinato, part time o full time, con contratto a tempo determinato o indeterminato, ad eccezione dei lavoratoti autonomi e a partita iva e alle collaborazioni.

Il calcolo del tfr è presto fatto. Occorre prendere la paga complessiva lorda percepita durante l’anno e dividerla per 13,5 (che è un divisore fisso e vale per tutti), il risultato ottenuto corrisponde alla quota di Tfr per quell’anno.

Ogni anno il datore di lavoro inserisce l’importo del tfr maturato nella certificazione fiscale, in modo che il lavoratore sappia esattamente quale è la somma di Tfr che ha maturato sino ad allora. Quindi, continuando a lavorare per lo stesso datore di lavoro ogni anno l’importo indicato nella dichiarazione fiscale sarà maggiore.

Ma a causa dell’inflazione più o meno alta, il legislatore ha inteso predisporre un meccanismo di adeguamento dell’importo del tfr al costo della vita.

Pertanto sul tfr annuo maturato dal lavoratore e messo da parte è previsto un interesse annuo dell1,5% oltre al 75% della inflazione dell’anno.

Per fare un esempio prendiamo un anno x in cui l’inflazione era del 10%. In questo caso la quota di Tfr per l’anno x avrà una maggiorazione dell’interesse pari all’1,5% più il 75% del 10% dell’inflazione e quindi 7,5% che sommati all’1.5% daranno una maggiorazione del tfr per interessi e rivalutazione pari al 9%. E questo calcola va predisposto per ogni anno di lavoro.

Perché è stato previsto questo meccanismo?

Poiché l’inflazione è un dato costante, cioè non è mai pari a zero, se il tfr non avesse una sorta di interesse e rivalutazione entro dieci anni le somme accantonate a titolo di tfr subirebbero una forte decurtazione.

Se infatti pensiamo che in un anno l’inflazione possa arrivare (o superare il 10%) significa che quello che oggi compriamo con 100 euro tra un anno avrà un incremento di 10 euro e  per comprare lo stesso oggetto avremo bisogno di dieci euro in più. Oppure se noi oggi abbiamo 100, con l’inflazione al 10% il prossimo anno i nostri 100 varranno 90 perché 10 sono stati erosi dall’inflazione. 

Ma se il rapporto di lavoro termina e il tuo datore di lavoro non ti paga il Tfr, interessi e rivalutazione che fine fanno?

Allora se attendete pazientemente che il datore di lavoro si decida, magari per un puro scrupolo nei vostri confronti, a pagare quanto vi spetta sarà obbligato solo al pagamento dell’interesse legale che, a decorrere dal 01.01.2024 è pari al 2,5% in ragione di anno.

Se invece pensate di aver gia aspettato troppo (due o tre mesi), e decidete di chiedere in Tribunale un decreto ingiuntivo di pagamento, dalla data della richiesta in Tribunale il tasso degli interessi non sarà più quello legale al 2,5%, ma sarà il c.d. tasso di mora che normalmente si applica nelle transazioni commerciali.

Il tasso moratorio è disciplinato dall’art. 1284 4 comma del Codice civile e sino al 31.12.2023 era pari al 12,5% in ragione di anno.

Per l’anno 2024 siamo ancora in attesa che venga ricalcolato.

Perché si applica il tasso di mora?

Perché il legislatore si è accorto che anche nelle controversie di lavoro i debitori (datori di lavoro) “giocavano” sul ritardare i pagamenti dovuti, ed ha voluto così incentivare i debitori a pagare i debiti ai lavoratori.

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