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Trasferimento illegittimo.

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Il datore di lavoro ha ampio margine nella organizzazione del rapporto di lavoro, cosicché può decidere come meglio crede sia dove collocare i lavoratori e sia regolare l’orario degli stessi.

A meno che nel contratto di assunzione non sia specificatamente indicata una sede di lavoro il lavoratore non può essere spostato o trasferito in altra unità produttiva, a meno che non si tratti di una situazione di emergenza e temporanea, e allora il lavoratore ha comunque l’obbligo di obbedire.

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In particolare l’articolo 2103 del codice civile stabilisce che il datore di lavoro non può trasferire il lavoratore da una unità produttiva ad un’altra senza che ci siano reali esigenze tecniche organizzative o produttive.

Ma per unita produttiva che cosa  si intende?

Secondo il Testo Unico 81/2008 per Unità Produttiva si intende una struttura stabile e non temporanea della realtà aziendale, con una propria autonomia finanziaria. In sostanza l’Unità Produttiva è struttura aziendale idonea a realizzare in tutto o in parte l’attività di produzione di beni o servizi dell’impresa.

Questo significa che il lavoratore non può essere trasferito in altra unità produttiva, ma può essere tranquillamente spostato all’interno della unità di riferimento.

Ad esempio se il lavoratore è adibito alle dipendenze dell’unità romana e a Roma esistono venti sedi che fanno riferimento a questa unità, il lavoratore può essere spostato in ognuna di queste senza che ciò implichi un “trasferimento”.

Si tratta semmai del potere del datore di lavoro di organizzare il lavoro e quindi anche le risorse (i lavoratori) come meglio crede.

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L’unico limite a questo diritto del datore di lavoro è quello di non agire senza reali motivazioni economiche/gestionali/produttive, ovvero quando il datore di lavoro prende decisioni di trasferimento da una unità produttiva ad un’altra, ovvero all’interno della stessa, senza che ci siano reali e oggettive ragioni verificabili.

In quel caso il potere del datore di lavoro può essere impugnato il quanto, essendo un mero capriccio, lede i diritti del lavoratore a che il rapporto di lavoro sia svolto (da entrambe le parti) secondo i criteri di correttezza e buona fede.

Un caso di questo tipo, ovvero di un trasferimento di alcuni lavoratori è stato recentemente attenzionato dal Giudice del Lavoro del Tribunale di Tivoli (Rm) con la sentenza n. 519/2024.

Nel caso di specie un gruppo di lavoratori si era rifiutati di trasferirsi in una nuova diversa unità produttiva, distante oltre 400 km dalla attuale e con un preavviso di soli 5 giorni.

Al rifiuto dei lavoratori, il datore di lavoro aveva dapprima fatto una contestazione disciplinare a cui era seguito il licenziamento disciplinare.

I lavoratori, però, impugnavano il licenziamento deducendo l’assenza di ragioni tecniche, organizzative e produttive e, peraltro, anche il preavviso di soli 5 giorni.

Il Giudice del lavoro ha ritenuto il trasferimento illegittimo e ordinato la reintegra dei lavoratori nel posto di lavoro con condanna del datore anche al risarcimento del danno, calcolato dall’illegittimo recesso e sino alla reintegra (risarcimento che comunque non può eccedere le 12 mensilità).

Sempre in tema di trasferimento è importante sottolineare anche quanto indicato dalle decisioni della Cassazione in ordine all’eventuale diritto dei lavoratori di dare le dimissioni senza perdere la Naspi.

La Suprema Corte ha infatti ritenuto una “giusta causa” di dimissioni quelle rassegnate da lavoratore che si veda trasferito ad una unità produttiva lontana dalla attuale più di 50 km.

In questo caso, ci dice la Cassazione, una distanza così grande implica una variazione notevole nel rapporto di lavoro, realizzatosi precedentemente su parametri completamente diversi (basti considerare il tempo che il lavoratore impiegherebbe in più per andare a lavorare, nonché i costi che sarà costretto a sopportare ecc.), tali da legittimare le dimissioni per giusta causa del lavoratore con il suo diritto a vedersi riconosciuta l’indennità di disoccupazione (Naspi) .

Avv. Roberto Amati

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